Sass da les Nu, Diretissima Messner

Il Sas da les Nu (Sasso delle Nove) presenta sul suo lato Sud un’immensa placconata di calcare compatto, unico in Dolomiti, inizialmente appoggiato, poi via via sempre più verticale. Solo nel 1962 venne per la prima volta aperta una via dalla cordata Riello-Fratelli che salirono l’evidente rampa-fessura diagonale, con difficoltà sino al IV grado.
Iniziava verso la metà degli anni sessanta ad affermarsi l’arrampicata libera con poche protezioni qui testimoniata dalle tre linee salite da Reinhold Messner. La prima e la più centrale venne realizzata nel 1965 insieme al fratello Günther e fu chiamata via delle Placche (IV grado). Le altre invece furono entrambe salite nel 1968: la via Heidi, con a H. Hahn (la più facile – III grado) ed infine la Direttissima, realizzata da Reinhold insieme a Hermine Lottersberger ed il fratello Günther. Quest’ultima, la più difficile delle tre si sviluppa lungo un’evidente striscia nera lavorata dall’acqua ed all’epoca fu aperta con soli 2 chiodi di passaggio e 6 di sosta, su difficoltà sino al V+.
Oggi le soste sono ben attrezzate con uno o due spit e chiodo a pressione, ma la distanza tra le protezioni è spesso siderale e le possibilità di integrare sono quasi nulle.
Itinerario storico, che offre una meravigliosa arrampicata d’aderenza in uno dei luoghi più incantevoli delle Dolomiti, e proprio in virtù di questi aspetti merita il lungo avvicinamento che richiede la sua ripetizione.

gruppo FanesdifficoltàV+dislivello370 mtquota max2.968esposizioneSudtempo3 ore e 30'appoggiorif. Lavarella, Fanesdata21/08/22

Avvicinamento

Sono possibili più soluzioni
1. Da Pederu (strada a pagamento, 12 euro) raggiungere a piedi in 1.30-2h i rifugi Fanes e Lavarella. In alternativa si può salire più agevolmente con e-bike.
2. Da La Valle per il passo di Sant’Antonio. Soluzione alternativa considerando poi una discesa più veloce rispetto al rientro per i rifugi. Manca la poesia della vista sulla parete e non si passa per i rifugi.
3. Da Fiames per il Passo di Limo. Plausibile solo dovendo partire da Cortina, magari con e-bike.
4. Dall’ospizio di Santa Croce per la Forcella dei Medesc, passando quindi per la cima del Sasso della Croce o direttamente dopo una via sullo stesso!
5. Da Capanna Alpina (parcheggio a pagamento, 5 euro), come abbiamo fatto noi, per risparmiare un po’ di strada in auto e per godere della bellissima val di Fanes. In questo caso si passa per la Ucia di Gran Fanes e il Passo di Limo, quindi si scende al Rifugio Lavarella. Noi (di buon passo) abbiamo impiegato 2 ore fino al rifugio. Soluzione che prevede anche un lungo rientro.

Dal rifugio Lavarella si segue il sentiero n.7 verso Forc.Medesc o il n.13 verso il p.so di Sant’Antonio. In ogni caso , superato il primo dosso erboso, si abbandona il sentiero e si punta alla valletta erbosa che sta tra la parete del Sasso delle Nove ed una collinetta di erba e roccia davanti ad esso. Si sale lungamente, fino ad una sorta di sella con detto cocuzzolo, dove si trovano degli ometti. Si scende leggermente ad un ameno praticello, dove conviene eventualmente lasciare gli zaini.
Ora in salita per ghiaie e prati (ometti o liberamente) fin sotto la parete. Si traversa a sx oltrepassando il diedro dove attacca la via delle Placche, attaccando alla base dello scivolo della parete sulla verticale della rigola che caratterizza la via. Ancora più a sx ci sarebbe il lungo diedro appoggiato della via Somnium. Grosso ometto presso un comodo spiazzo.

Tempo – 1h 30′- 45′ dal rifugio Lavarella


Descrizione dei tiri

L1 – Dritti seguendo i punti facili, passando alcune caratteristiche nicchie. Si giunge su una cengia, noi sostiamo su 2 spit a sx, anche si di altra via. 50m, III

L2 – Poco a dx, salire dritti (2 spit). Stare leggermente a dx e salire ad una cengia. Sosta a spit a dx, presso la caratteristica rigola (un altra sosta nuova più a sinistra, ma di altra via). 50m, IV-

L3 – Spostarsi poco a sx e salire dritti (ch a pressione con fettuccia). Continuare dritti su placca nera con belle lamette, quando questa si fa più liscia si passa leggermente a dx (dado incastrato). Dritti sopra a detta protezione, per placca povera di appigli netti, per tanti metri. Ad 1ch si prende un po’ di respiro, poi ancora dritti fino alla sosta, su spit+pressione. 50m, V+ e V

L4 – Si vedono alcune protezioni. Brevemente dritti sopra la sosta (pressione), poi a dx ad 1ch sottile. Dritti per la colata, raggiungendo poi una sosta su chiodi, da evitare. Dritti per alcune belle fessure e sosta su spit+ch.

L5 – Non si vedono chiodi. Salire un po’ per la colata, quindi passare 1ch nascosto un un buco a dx. Ritornare sulla colata ed allinearsi ad un secondo buco, dove è presente un secondo ch. Ancora dritti sulla colata, poi le difficoltà calano e si può usare anche un friend. Con arrampicata veloce si raggiunge la sosta su spit+ch. 50m, V e IV+

L6 – Forse si può andare anche a sx, ma conviene salire ancora dritti per la colata, che qui presenta belle rigole profonde proteggibili. Si esce su terreno rotto ed appoggiato. Salire nei pressi di una crestina, sorpassare una vecchia sosta a dx e sostare su di una sosta a spit più in alto, spostata a dx in una fessura. 50m, IV e III

L7 – Seguire una crestina che porta ad uno spigolo arrotondato. Qui prendere il diedro leggermente obliquo a sx (ch) che va seguito fino ad una comoda cengia. Sosta su spit+ch oppure su 3ch più a dx alla base di un diedro. 50m, IV

L8 – Salire il diedro, inizialmente con qualche blocco dubbio. Un passo va affrontato in placca a sx (ch). Usciti dal diedro, si sosta su cengia friabile, su 2ch. 50m, IV+

L9 – Varie possibilità. Scegliamo di montare sulla placca appoggiata sopra ai chiodi di sosta e arrampicarla (roccia un po’ a scaglie) passando a dx di un naso giallo fino ad uscire su terreno facile ormai vicini alla croce di vetta. 40m, III+
Si può anche passare a sx del naso (chiodi) oppure assecondare la cengia ed uscire velocemente dalla parete (roccia brutta).

Tempo – 3 ore e 30′

schizzo pdf

Discesa

Dalla croce si seguono numerosi ometti per la cresta, verso Fanes (est). Poi doppia possibilità:
1. si segue una traccia con ometti che cala presto verso il bordo della parete. Si rinviene un cavo metallico che permette di scendere facilmente alla base della parete e quindi per ghiaione si scende velocemente al prato citato nell’avvicinamento.
2. Si continua per la cresta lungo la via normale, su terreno elementare, uscendo alla fine sul sentiero che collega il Rif.Fanes al p.so di Sant’Antonio. Conveniente se non si è lasciato nulla alla base e ancora più conveniente se si deve ritornare per il passo.

Tempo – 1 ora fino al rifugio Lavarella più il tempo necessario per il rientro in relazione alla soluzione scelta per l’avvicinamento (noi abbiamo impiegato 2 ore per il rientro a Capanna Alpina dal rifugio Lavarella)

Materiale

Qualche friend dal per i tiri superiori, fino al giallo.

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