
“La via non è un Pesce d’Aprile! Stupenda salita in arrampicata libera, il diedro è un gioiello e la via meriterebbe già solo per esso. La Torre di Aimonin è un luogo assai visibile ma anche molto appartato.” Così Alessandro Gogna commenta nel libro “Cento Nuovi Mattini” questo splendido itinerario, ormai diventato un classico di iniziazione, all’arrampicata in Valle dell’Orco. Aperta da Mike Kosterlitz, Gian Piero Motti, Ugo Manera, Guido Morello e Roberto Bianco il 31 marzo 1973, fu così chiamata in riferimento allo scherzo fatto dalla cordata Kosterlitz-Motti alla cordata Manera-Bianco-Morello proprio durante l’apertura. Kosterlitz e Motti furono in quell’occasione, fra i primi in Italia ad utilizzare solo i nut per la progressione, senza dunque l’ausilio di chiodi. Solo dopo aver salito sprotetto il tiro Manera “scopre” i dadi utilizzati da Kosterlitz. Ad oggi le soste sono state spittate ma lungo i vari tiri è indispensabile sapersi proteggere.
gruppo Sella difficoltàV, VIdislivello160 mt c.a.quota max1.374esposizioneSudtempo5 orepartenzaNoascadata15/06/26
Giunti a Noasca, si parcheggia in centro al piccolo paese (parcheggio non a pagamento appena oltre un ponte, sulla sx salendo).
Dalla strada si sale brevemente alla chiesa del paese, che si contorna sul lato nord (indicazioni cascata e sentiero CAI). Ad un bivio si prosegue sulla dx (a sx alla cascata), quindi per un buon tratto nel bosco, passando di fianco a dei ruderi. Un ulteriore bivio con indicazioni porta a traversare ancora a dx in direzione della parete, che rimane abbastanza coperta dagli alberi. Alle prime rocce, si sale qualche metro a sx dello spigolo ad un buono spiazzo dove è evidente che hanno attaccato molte cordate.
Tempo – 30 min
L1 – Salire una rampa non difficile su roccia stondata, passando di fianco ad un albero. Da una cengia traversare a dx (vecchi ancoraggi) e superare una paretina/diedro in leggero obliquo a dx. Si sosta appena oltre lo spigolo del diedro. 25m, IV+
L2 – Traversare a dx, anche abbassandosi (facile e proteggibile). Superare un breve diedro/fessura e sostare appena oltre. 25m, IV
L3 – A dx della sosta si affronta una sottile lama (“la lastrina”), da proteggere con friend piccoli (1 spit ancora utilizzabile in partenza). Oltre questa, salire e traversare a dx in direzione del diedro caratteristico della via. Varie soste a spit possibili. 30m, V+
L4 – Salire il bel diedro, più difficile all’inizio, poi più arrampicabile. Da una coppia di alberi si traversa a sx alla sosta. Indispensabile proteggere con friend di varie misure. 30m, VI
L5 – Sopra la sosta per una fessurina, quindi a sx per diedrino e poi per diedro leggermente strapiombante, ma appigliato (protezione in loco). Fuori da questo, saltare una sosta e qualche metro più in alto sostare comodamente. 20m, V
L6 – Sopra la sosta si vede un grande diedro. Salire dritti per piccolo diedrino e poi per una fessurina ad incastro sulla faccia dx del diedrone. Uscire per risalti con qualche arbusto e terriccio. Sosta su spit. 35m, V
Tempo – 2 ore
Appena sopra la sosta si reperisce un sentierino che traversa tra la vegetazione verso sx (nord). Le tracce terminano alla prima calata attrezzata per la discesa. Nota: alcune relazioni parlano di una corda fissa che porta ad una calata più in basso. L’ancoraggio di calata è presente e visibile, ma è stato in pratica rimpiazzato dalla calata citata. La fissa è inutilizzabile.
Sono possibili più varianti per le calate.
CD1: Oltrepassando una calata a dx e una a sx. Nuova calata da una catena un po’datata, sopra ad una grottina.
CD2: Dritti fino alla cengia mediana. Nuova calata da 2 spit.
CD3: Con una calata lunga si arriva fino alla base della parete.
Tempo – 1 ora
NDA. Serie di friend.