Sass Maòr, via Scalet-Biasin

Arrampicata stupenda su una delle pareti più belle delle Dolomiti, che ha rappresentato la prima risoluzione del problema di una diretta sulla parete Sud-Est del Sass Maòr, ben trent’anni dopo dopo le classiche aperte dalle cordate Solleder-Kummer (1926) e Castiglioni-Detassis (1934).
La via venne realizzata nell’agosto del 1964 in 3 giorni, da Samuele Scalet, capocordata, e Giancarlo Biasin, sfortunatamente deceduto sul sentiero del Cacciatore di ritorno da questa grandiosa apertura. I due avevano già tentato la salita nel ’61, ritirandosi però alla vista del temibile diedro giallo del sesto tiro, un tratto che i due risolsero poi, lavorando un intero pomeriggio. Oggi quel diedro è la parte più caratteristica e fotografata della via, ed impegna i ripetitori con un’arrampicata atletica e sostenuta.
Percorrendo l’itinerario è difficile non notare diversi chiodi e cordini fuori via, in special modo nel diedro, cosicché è logico chiedersi se siano stati tentativi infruttuosi di predecessori, degli stessi Scalet-Biasin, oppure materiale lasciato da ripetitori finiti fuori via.
Di certo l’estetica traversata a sinistra con cui si abbandona il diedro è stata la chiave di volta per proseguire lungo il cupolone finale.

In un momento storico caratterizzato dalla costante ricerca delle direttissime con uno spasmodico utilizzo di mezzi artificiali, Scalet e Biasin riuscirono ad individuare un percorso logico, bello ed aereo, chiodando con criterio e parsimonia. Manolo nel 1978 darà a questa linea un ulteriore valore, ripetendola in completa arrampicata libera.

gruppo Pale di San MartinodifficoltàVI+, A0, A1 (max IX-)sviluppo600 mt quota max2.814esposizioneSud-Esttempo8-9 oreappoggioRif. del Velo partenzaMalga Zivertagedata16/07/17

La via è molto esposta e presenta numerose soste appesi. Un’eventuale ritirata una volta addentratisi nei gialli sarebbe piuttosto difficile. Dovrebbe esserci la possibilità di collegarsi alla via Onix presso il primo bivacco Scalet-Biasin, dalla quale in caso di emergenza forse è possibile calarsi.
La chiodatura è abbondante solo nei tratti di artificiale e nei tratti friabili, mentre dove la roccia è solida ci si protegge con friend.
La qualità della roccia è variabile: bellissima e solida sui grigi sotto e sui neri centrali, a tratti molto friabile nei gialli. I tratti peggiori si trovano nel primo diedro giallo, nel traversino a destra successivo e nel traverso in uscita a sinistra verso i neri. Il famoso diedro giallo centrale è invece piuttosto solido.
Considerando le difficoltà continue e sostenute, la lunghezza tra salita, avvicinamento e discesa, ne risulta un viaggio impegnativo e da non sottovalutare.

Ben fatto ed esauriente lo schizzo di Rabanser – “Vie e vicende in Dolomiti”. A completamento possono essere consultate altre relazioni, reperibili nelle seguenti pubblicazioni:  “Dolomiti Ritrovate” – Leardi-Bressan, “Pale di San Martino Ovest” – De Franceschi – CAI-TCI, “Le Dolomiti Occidentali” – Buscaini. Noi abbiamo consultato anche la relazione scaricata dal web del gruppo “Kahuna Climb”.

Nota
Stando alla storia, gli apritori utilizzarono il perforatore manuale per piantare qualche chiodo a pressione solo lungo la famosa pancia terminale, a pochi metri dalla rampa di uscita. Oggi lungo le placche precedenti, in particolare nel tiro 12, si trovano alcuni chiodi che invece hanno tutta l’aria di essere a pressione. Siccome in alcune relazioni non si fa cenno a questi chiodi e viene indicato un tiro completamente in libera di VI o VI+, ci sorge il dubbio che esista una soluzione diversa da quella seguita da Rabanser e dai sottoscritti, attraverso le placche nere. Se qualcuno ha informazioni a tal proposito, ci farebbe piacere confrontarci.

Avvicinamento

Vedi la relazione della via Solleder-Kummer (link in fondo alla pagina).
Come per la via Solleder-Kummer sino alla sella della Banca Orba. Dalla Sella si prosegue facilmente per buon tratto. Quando la rampa diventa più verticale, ci spostiamo a sx dentro al camino e proseguiamo sopra un grosso masso incastrato ancora per 5m fino ad un comodo spiazzo.

Tempo – 1 ora e 30′ dal Rifugio del Velo

Descrizione dei tiri

(L0) – Salire per lo spigolo della rampa, quindi per un breve camino sulla dx ad uscire sopra ad una strozzatura. Alcuni metri sopra ad una grossa clessidra con cordoni inizia la via. Ci si trova davanti una breve fessura strapiombante e in alto a sx è visibile una clessidra. 50m, III/III+

//GRIGI

L1 – Superare la fessura, un po’ostica a freddo. Si incastra 1 friend, la cless è troppo a sx. Continuare per una semplice rampa ad un terrazzino sotto ad un pilastro. Sosta su cless con cordoni. 30, VI- e III

L2 – Salire verticalmente la parete sopra la sosta (clessidre), assecondare a sx una lastra staccata e dal culmine passare alla parete di fronte (cless). Continuare per placche grigie, un po’in obliquo a dx (altre clessidre) ed uscire a sx ad una comoda cengia. Sosta su cless con cordoni. Altra sosta con cordini poco più sopra a dx. 50m, IV+

L3 – La grande placca grigia che si ha di fronte potrebbe essere salita in vari modi. La sosta successiva si trova 5m in basso e a dx di un evidente diedro obliquo che si vede in alto a sx. Noi così: dritti sopra la sosta (cordino) per un 10-15m (altro cordino). Poi un po’obliqui a sx (cordone in cless). Raggiungiamo la fessura che scende dritta dal diedro. Non salirla, ma obliquare a dx per una sorta di rampa ad una scomoda sosta. Possibile su 1cless oppure 1m sopra su 1ch da integrare. 50m, IV+

L4 – Raggiungere a sx il diedro, che si sale brevemente. Andare a dx a prendere una fessura camino (non a sx per rampa!), che va risalita tutta fino alla gialla roccia friabile soprastante (qui piccola clessidra). Obliquare a sx e sostare comodamente appena oltre una lama, su varie clessidre (cordoni). 45m, IV+

L5 – Seguire un diedro grigio a sx ed abbandonarlo dopo una decina di metri per portarsi a dx verso una corta fessura. Proseguire in obliquo/traverso in direzione dell’evidente diedro in mezzo ai gialli (oltrepassare una cless con cordone). Sosta comoda su 1cless cordonata +1ch. 30m, IV 

//GIALLI

L6 – Portarsi verticalmente ad un’esile cengia 5m sopra la sosta, quindi traversare, anche in discesa, fino alla base del diedro (qui possibile sosta su chiodi). E’possibile arrivare qui anche obliquando dalla sosta. Salire il diedro, a tratti molto friabile, ma abbastanza chiodato. Ovviamente non puntare agli spit che si diramano a sx, che appartengono alla via Nurejev. Presso una lama strapiombante c’è un passo più impegnativo e poco dopo si sosta in posizione vertiginosa, appesi su vari chiodi con cordoni. 40m, V+ e 1p.VI+

L7 – Alzarsi 1m sopra la sosta a raggiungere 1ch (non seguire quello ruggine a sx!), quindi traversare delicatamente, trovando 1ch un po’nascosto dietro lo spigolo (VI). Dal chiodo alzarsi 2m a quella che in alcune relazioni viene data come sosta (VI/A0). Dai 3ch proseguire per lo strapiombante diedro sovrastante, che implica un’arrampicata atletica seppur a tratti in opposizione. Sono presenti alcuni chiodi, ma i passaggi sono obbligatori. Da 1cless traversare 5m a dx per rocce gialle, oltrepassando una nicchia e sostando appena oltre uno spigoletto, su grossa clessidra in posizione comoda. 30m, VI+ e A0 (VII-)
[A dx si vedono gli spit ed una corda fissa della via Onix]

L8 – Dal terrazzo di sosta (1ch) obliquare brevemente in placca a 2 ottime clessidre (VI). Poi seguire i chiodi a girare uno spigoletto e per la paretina successiva fino a rientrare nel diedro (A0 o VII-). Da un gruppo di chiodi con cordoni (il primo che si incontra – non salire troppo!), traversare orizzontalmente a sx su roccia molto delicata. Si sosta in esposizione appesi presso lo spigolo che divide la parete gialla dalla nera, su 3ch. 25m, VI e A0 (VII-)

//NERI

L9 – Obliquare in placca nera ad un chiodo visibile a sx. Raggiungere a sx uno spigolo, quindi approfittare di una fessura obliqua a dx (1ch) raggiungendo una sosta semi-appesi su gradino, da fare su clessidre cordonate. 20m, VI-

L10 – Salire dritti e un po’ a dx sotto ad una placca giallo-nera (1ch, proteggersi prima!). Un chiodo sporgente con cordino blu penzolante viene raggiunto dalla placca di dx, quindi rimontare lo strapiombetto del chiodo entrando in un diedrino (VI+, 1ch ormai sopra). 1m a sx e poi dritti (fessure da friend) ad 1ch. Obliquare a sx per roccia arancio 3-4m (1 cuneo da evitare, clessidre). Superare un tratto aggettante su roccia nera e proseguire oltre una nicchia fin sotto un tetto (pancia) nero. Sosta su 3 chiodi con cordini. 30m, VI, 1p.VI+ e V+

L11 – Traversare orizzontalmente a dx 5m (1cless bassa). L’obiettivo ora sarebbe ritornare a sx sopra alla pancia nera della sosta. Noi prima obliquiamo qualche metro a dx e poi dritti 3m a 2ch. Traversiamo orizzontali a sx, con un passo in discesa (utile friend grigio piccolo) toccando una piccola placca appoggiata. Si continua per diedro (2ch in successione), che nel finale può essere scalato sulla sx, raggiungendo la sosta appesi su 2ch con cordino +1ch meno buono. 35m, V+

//MURI SUPERIORI

L12 – Traversare a sx per 5-6m, aggirando una parete nera. Risalire per parete grigia (V, difficile proteggere) in vista di una serie di chiodi su una pancia. Prima di raggiungerli, obliquare a dx sui grigi per rinviare 2ch vicini. Ora affrontare la pancia seguendo i chiodi (5m, A1). Ritornare ad arrampicare, andando a prendere un vago diedro poco sopra, risalito il quale (VI) si obliqua dx sui grigi ad 1ch visibile anche dal basso. Ancora poco a dx e in pochi metri si raggiunge la sosta un po’più comoda, su gradino, con 1ch+1cless. 30m, VI e A1 (VII+)
[le relazioni di Buscaini e Bressan indicano una via più diretta senza il passaggio a sx, senza chiodi a pressione e con difficoltà di tra il V+ e il VI+]

L13 – Da qui è evidente una riga di chiodi sul muro giallo-nero soprastante. Aggirando a dx un primo tratto (1ch subito, poi proteggere!) si raggiunge tale linea artificiale. Dopo qualche passo ancora non difficile, procediamo in artificiale di chiodo in chiodo/clessidra (A1). Dopo 5-10m ci si sposta a sx per proseguire in libera, lungo una fessura/lama levigata (VI+, 1ch alla base ed 1ch al termine, possibile integrare con friend e dadi). Sosta espostissima da fare appesi su 1spit+2ch. 30m, VI+ e A1 (VII+)

L14 – La famosa pancia. Dalla sosta si prosegue ancora in artificiale, lungo una pancia nera che presenta anche 2 spit (A1). Dall’ultimo chiodo ci si posta a sx salendo ad un diedrino, dove si sosta a 4-5m dal tratto artificiale su 1spit+1ch. 15m, A1 e V+ (oppure IX).

//USCITA

L15 – Terminare il diedrino, quindi obliquare a dx senza via veramente obbligata. Passiamo sulle placche nero/gialle sotto agli strapiombi e sostiamo comodamente su clessidra su un ripiano ghiaioso. 40m, 1p.IV, poi III

L16 – Obliquiamo a dx per pareti adagiate, raggiungendo uno spigolo/cresta. Sostiamo su cengetta con clessidre. 40m, III

L17 – Risaliamo la cresta, oltre la quale ci portiamo a dx in un canale. Saliamo un corto camino friabile, uscendo a sx su ghiaie. Sostiamo all’inizio di un canale adagiato, su clessidre. 40-50m, III

L18 – Per il canale concludiamo su di un’anticima. 30m, III

Tempo – 9 ore fino in cima

schizzo Pdf alta qualità

Discesa

Come per la via Solleder-Kummer. Vedi link sotto. Tempo – 1 ora e 30′ sino al rifugio del Velo.


Materiale

12-15 rinvii (per l’artificiale), 1 staffa per il primo di cordata, friend dal grigio piccolo al giallo grande, dadi piccoli/medi, martello ed alcuni chiodi per emergenza, almeno 1 kevlar sciolto per le clessidre “difficili”

Vedi anche

Sass Maòr, via Solleder-Kummer
Grandiosa via classica, aperta dalla nota cordata Solleder-Kummer nel 1926.Essi hanno saputo con intuito individuare un percorso difficile ma non estremo attraverso l’imponente parete est. La parete verrebbe vinta integralmente abbinando la variante Bettega (1000m) ma una recente frana ne sconsiglia ad ogni modo la ripetizione.
 
difficoltà - max V+
sviluppo - 600 mt
tempo - 7-8 ore
 

leggi relazione

Un'anima per il Sass Maòr

31 luglio 2017

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