Veunza, via Piussi

“Vista da N e da O la Veunza è per me una delle più belle rocche di pietra dei nostri monti”, così definiva Kugy questa imponente montagna, caratteristica per la sua cresta a semicerchio che ospita quello che un tempo era un nevaio perenne, ben visibile da rifugio Zacchi.
La parete su cui è stata tracciata da Ignazio Piussi nel 1955 questa via si trova vicino al Piccolo Mangart di Coritenza ed al noto Diedro Cozzolino, itinerario con il quale condivide esposizione e buona parte di avvicinamento e discesa. Si tratta di una linea di stampo classico, su roccia inizialmente buona e poi ottima, abbastanza ripetuta.
Interessante e singolare la descrizione che ne fa Buscaini nella guida CAI-TCI: come per altre salite in queste zone, all’epoca quasi sconosciute, propone un paragone con itinerari più classici e noti in Dolomiti, come la Lacedelli a Cima Scotoni, che secondo l’autore presenta passaggi in libera meno impegnativi della via in questione.

Tutta la salita si presenta scorrevole e divertente, eccezion fatta per il tiro chiave, abbastanza impegnativo. Le soste sono in genere chiodate ed anche molti passaggi presentano una discreta chiodatura, integrabile con friend.
Considerare il l’avvicinamento e la lunga discesa, che si svolge per la “via della Vita”, parzialmente attrezzata.
Consiglio di aspettare lunghi periodi secchi prima di intraprendere la salita, pena trovare diversi tratti particolarmente bagnati.

gruppo Alpi Giulie, Mangartdifficoltàmax VII- (o A0)quota max2.340esposizioneNordtempo6 oreappoggiorif. ZacchicartografiaTabacco 019partenzaFusine, Lago Superioredata29/07/17

Avvicinamento

Dai Laghi di Fusine si segue inizialmente la strada sterrata per il Rifugio Zacchi, quindi si devia a destra per il sentiero dell’Alpe Vecchia, in direzione della ferrata Via della Vita ed il bivacco CAI Tarvisio. Dopo un tratto abbastanza ripido nel bosco si esce al cospetto del Piccolo Mangart, tra prati e mughi. Si continua dritti in piano verso il Rifugio Zacchi, quindi si abbandona il sentiero presso un grosso masso al limite dell’enorme ghiaione che scende dalla parete nord della Veunza. Si risale lungamente il ghiaione, eventualmente seguendo le tracce di capra sul limite destro (salendo). Arrivati sotto la parete si risale uno zoccolo (20m di II-III poi facile) in direzione di un grande diedro nero che dà la direttiva della via nella sua parte iniziale.

Tempo – 2 ore

Descrizione dell'itinerario

Descrizione dei tiri
Vedi la relazione testuale presente nel volume “Alpi Carniche e Giulie”  Ed. CAI Alpinstudio.
Presente anche sulla più datata guida CAI-TCI sulle Alpi Giulie.

Nota sul tracciato. Oggi l’uscita usuale della via è la traversata a destra verso il catino pensile. I primi salitori invece proseguirono poco a sinistra (VI) e poi lungo una logica fessura camino, a quanto pare molto friabile (V, IV e III), che li ha condotti fin sulla cresta.

 

Per raggiungere la cima
Si risale il catino per ghiaie miste a roccette con rigole fino ad entrare in un nuovo grande catino con relativo avvallamento al centro.
Da qui 2 possibilità:
1 – Si passa sul lato sx del catino, dove si trovano anche numerosi muretti a secco probabilmente risalenti al periodo bellico. Seguendo le tracce e poi liberamente si raggiunge la cresta, visibile anche da distante, dove si rinvengono i segnavia rossi. Seguendo il filo della cresta a dx (max I) si raggiunge la vera cima (madonnina).
2 – Se si vuole rimanere a dx del catino si può anche risalire un ripido ghiaione che fa capo ad una forcelletta. Da qui si sale per paretina (II-III) direttamente alla cima.

Tempo – 6 ore per la via + 45′ per raggiungere la cima

schizzo Pdf alta qualità

Discesa

Dalla cima si seguono delle tracce in versante Mangart (ovest) o Jalovec (est) raggiungendo in breve una evidente sella ghiaiosa. Si volge a dx (ovest) seguendo i bolli e le tracce, che più sotto portano al bivio tra bivacco CAI Tarvisio e ferrata Via della Vita. Si prosegue dunque in discesa a dx per i cavi della ferrata, inizialmente bonaria, ma poi impegnativa specie nel ripido tratto centrale (assicurarsi). I cavi sono solidi, ma in alcuni punti i gradini infissi sono difficilmente utilizzabili. Giunti alla fine dello spalto si scende velocemente per il ghiaione e successivamente per il sentiero tra ghiaie e prati fino a tornare al sentiero dell’Alpe Vecchia, quindi al parcheggio.

Tempo – 2 ore e 30′


Materiale

Una serie di friends fino al giallo. Alcuni chiodi se si preferisce chiodare le soste mancanti