Agnèr, via Vinci-Bernasconi

Grandiosa via alpinistica sull’imponente parete Ovest del monte Agnèr, aperta da Alfonso Vinci e Giaelia Bernasconi nel 1939. Per percorrerla ci siamo in parte basati sulla relazione tecnica degli apritori, apparsa in un articolo di “Le Alpi” del 1939-40, insieme ad un entusiasmante racconto dello stesso Vinci.
Infatti, la ricerca di informazioni più o meno recenti su questo itinerario non ci aveva portato ad alcun risultato, fatto per cui le parole “estremamente difficile” riportate continuamente dagli apritori in questo testo, ci avevano dato un certo timore. Nella realtà, di timori ne avremmo dovuti avere ben pochi, dato che alla fine questa salita si è rivelata un’ascensione divertente ed entusiasmante!
Sicuramente da non da sottovalutare, visto il complesso e lungo avvicinamento, oltre alle difficoltà di orientamento date dalla totale mancanza di soste attrezzate e chiodi di passaggio. Per quanto riguarda la progressione invece, si trovano numerose possibilità di assicurazione su protezioni naturali e friends/nuts.

gruppo AgnèrdifficoltàIV, tratti di Vdislivellooltre 2000 mt quota max2.871tempo18 ore totaliappoggiobivacco Biasin (in discesa)data18/07/15

Rileggendo a posteriori relazione tecnica e racconto, emerge che i due abbiano valutato la salita dell’enorme camino, oggi occupato dalla nota “Tango per Marinella” (Ferrari-Corona, 2009), trovandolo però bagnato ed impraticabile: una serie di strapiombi a tetto, alternati da diedri lisci, battuti incessantemente dalla cascata copiosa (cit. A. Vinci).
Poco chiara invece la collocazione dell’uscita: pare infatti che abbiano seguito delle fessure cristallizzate parallelamente al caminone, non uscendo quindi in direzione dello Spigolo Nord.
Nonostante l’alto valore storico della prima parte dell’ascensione, abbiamo preferito attaccare direttamente la grande pala argentata “terminale”, dove la roccia è delle migliori e l’ambiente si presenta meno severo.
In tutta sincerità non ci siamo ritrovati nella relazione tratta dalla guida di Paolo Mosca (Agner, Croda Granda, 2005) riuscendo tuttavia ad individuare un buon percorso.
Ci rimangono alcuni dubbi riguardo la parte alta dell’itinerario, dove un largo giro a sinistra potrebbe essere evitato con una dirittura più elegante.

In Dolomiti, pochi sono i luoghi così suggestivi, così distanti dalla civiltà, dove si può vivereun Alpinismo “senza divise e senza stendardi” e dove è ancora concesso ritrovare sè stessi (cit. F. Lamo). L’ ambiente è dunque “giustamente” grandioso e selvaggio, ma non particolarmente severo, almeno nel caso della via Vinci-Bernasconi, addirittura solare, in parete aperta ed accogliente.
Indispensabile scegliere giornate di meteo stabile, poiché una ritirata potrebbe rivelarsi non impossibile ma sicuramente complessa e… Infinita quanto la prima ascensione. A questo proposito consigliamo la lettura del divertente racconto di Alfonso Vinci apparso sulla rivista Le Alpi, n. 8-9 del giugno-luglio 1929-40.

Roccia ottima e arrampicata divertente.

Descrizione dei tiri

L1 – La roccia è quella slavata da canale. Salire pochissimo per poi traversare decisamente a sx, con passi in discesa, ad una conca e grottino (tracce umane). Sosta su spuntoncino. 30m, III+

L2 – Oltre un canale, sempre a sx, si supera una placchetta friabile e si prende a salire per una rampa-canale. Si oltrepassa un chiodo con moschettone di calata. Sosta su spuntone. 60m, II con tratto di IV

L3 – Continuare per il vago canale fino alla base del diedro verticale che caratterizza la parete ovest e dove ci si collega alla vera via Vinci. 60m, I

L4 – Dritti per il diedro fessurato, su bella roccia appigliata. Sosta su spuntone e sassi incastrati (laccetto) o subito sopra allo spuntone (fettuccia). 55m, IV e V

L5 – Ancora per il diedro fino a sotto uno strapiombo, dove si può sostare su spuntoni. 25m, IV+

L6 – Superare lo strapiombo e continuare per la fessura, eventualmente si può scartare a dx e salire per placchetta (dado incastrato). Poi si torna a sx ad una conchetta dove il diedro perde regolarità. 55m, V

L7 – Andiamo per le placche con fessure superificiali a dx, rinveniamo anche un vecchio chiodo con moschettone di calata fuori via. Sostiamo su cengetta con zolle. Ci troviamo all’altezza di una evidente forcella del classico Spigolo Nord, dove ci sarebbe anche un muretto a secco per bivacco, spostato solo di 10-20m più a sx. 40m, IV

L8 – Dritti e poi in obliquo a dx a raggiungere una cengetta, l’unica considerabile “cengia” tra quelle circostanti. Sopra vi sono rocce nere impraticabili. Ci spostiamo al suo margine dx. Sosta su spuntone. 30m, III

L9 – Su per delle fessurine un po’in obliquo a dx e da un pulpito sopra uno spigolo, si scende arrampicando per 5m fino ad una cornice con erbetta, dove si può sostare su grande clessidra. 40m, IV+ e III

L10 – Lasciar stare la cengia a dx. Salire per placchetta e poi per fessurine logiche che con andamento obliquo portano fino ad un lastrone comodo. 50m, V e IV

L11 – Obliquare ancora verso dx. Rinveniamo 1 chiodo, dove forse sarebbe meglio sostare. Proseguiamo per una evidente fessura sullo spigolo/pilastro, subito a sx del macroscopico caminone nero di Ultimo Tango per Marinella. Oltre 1 metro di roccia a scaglie (l’unico in tutta la via…) sostiamo molto scomodamente su spuntoncino, friend e chiodo malmesso. 55m, V e V+

L12 – Proseguire per la fessura ora più semplice, fino a rocce coricate. Siamo sotto un diedro giallo-nero. Logico sarebbe salire il diedro direttamente oppure aggirarlo a dx passando per il caminone. 25m, IV+

L13 – La relazione dice che dopo 60m di spigolo si esce a sx. Allora usciamo, presso uno spuntone aereo, poi passiamo una placca anche un poco un discesa. Riprendiamo una rampetta. Sosta su spuntone. 25m, IV+

L14 – Tiro bello, anche se fuori via. Seguiamo logicamente la rampetta, poi abbandoniamo le sicurezze per obliquare in placca compatta. Oltre un rigonfiamento nero, prima di una svasatura, obliquiamo in direzione opposta (cless). Su quindi per una fessurina giallo-nera, poi per rocce facili ad una nicchietta con buona clessidra. 55m, III, V+ e VI-

L15 – In breve siamo ad una larga cengia. Traversando tutto a sx si tornerebbe sullo Spigolo Nord. Forse la via corretta passa per dei vaghi diedri arancioni un po’ a sx. Noi non siamo sicuri e torniamo a dx fino allo spigolo. 25m, III e I

L16 – Affrontiamo un bel diedro che forse fa parte già della via Massarotto-Chenet del 2003. Ma è logico, e ci infiliamo. Sosta su spiazzetto comodo. 25m, V

L17 – Avanti per un diedro un po’arcuato e giallo, con un cordino in clessidra all’inizio. Da una cornice proseguiamo per uno stretto e corto camino ed usciamo su terreno più coricato. 50m, V, IV+

L18 – Ora sarebbe difficile ed illogico proseguire dritti. Si esce quindi obliquando per gradoni tranquilli in direzione dello spigolo. Dopo 1 cordata, sosta su clessidra. II grado

L19 – Si raggiunge in 15m una forcella sullo spigolo, si scende sull’altro versante in un camino e quindi si prosegue per la prospiciente parete. Stando a sx siamo fortunati e troviamo 1chiodo per sostare. 50m, II e III

Tempo – 9 ore e 30′

Avvicinamento

Quasi interamente in comune a quello che avevo percorso per la Tissi alla Torre Armena (vedi link sotto).

Abbiamo optato per il sentiero dei cacciatori, per il bosco sulla sinistra idrografica del Vallon delle Scandole. E’ altresì possibile sfruttare la vecchia traccia del sentiero Giorgio Costa che si stacca dal sentiero per il bivacco Cozzolino e raggiungere così la forcella di Col Negro (vedi Lastei d’Agner, link sotto).
Noi quindi lasciamo la macchina a Col di Prà là dove si stacca la stradina sterrata che si addentra in Val D’Angheraz (indicazioni per ferrata dell’Orsa). La seguiamo per un tratto, oltrepassiamo un casottino in cemento e giungiamo presso un piccolo slargo. Con una breve traccia scendiamo al torrente e lo guadiamo con spiacevole pediluvio ghiacciato. Dall’altra parte, al buio, non possiamo che seguire il fondo sassoso del Vallone delle Scandole, quando a memoria la traccia buona si trova più a dx. Quando il fondo si fa troppo accidentato, saliamo ripidissimi a dx (erba alta) ed entriamo nel bosco, dove, se siete fortunati rinverrete una traccia. Presso un salto roccioso sbagliamo andando a dx (perderemo mezz’ora forse), ma è meglio superarlo a sx. Poi la traccia migliora e qualche ramo tagliato d’accetta orienta bene (si sale veloci). Presso un bosco pianeggiante la traccia si perde e bisogna stare sulla dx. Presto ritroviamo la traccia che attraversa dei muretti a secco e più avanti sbuchiamo fuori dal bosco, sul bordo dx del Vallone sassoso (appare imponente la nostra Torre). Stiamo a volte a dx e a volte a sx del Vallone (I grado) seguendolo incontro alla nostra cima. Dove il Vallone inizia a restringersi ed appare la neve c’è una evidente cengia su erba e mughi, sotto pareti gialle.

Questa va seguita a sx con passaggi esposti su traccia da camosci, aiutandosi con i mughi (c’è anche un fil di ferro da cacciatori, all’inizio). Si esce su un prato con mughi, un piccolo eden. Ora si scende accanto alle pareti, si sorpassa un primo camino impraticabile e si giunge alla base di un secondo camino, con una parete gialla (oltre è impossibile traversare). Ci leghiamo. Saliamo un 30m per il camino, fino ad una conchetta (III). Traversiamo orizzontalmente a sx per 15m (evidente spuntone), e sostiamo sotto uno strapiombo (25m, III+). Ora saliamo la parete appoggiata di sx e dopo aver traversato qualche metro su zolle pericolanti risaliamo per brevi camini aperti fino ad una macchia di mughi (50m, III e IV), dove ci sleghiamo.
Ora saliamo facilmente per praticelli e roccette fino ad un canale con neve. Lo evitiamo subito arrampicando le roccette (stavolta) di dx, e continuiamo lungamente sullo zoccolo della Torre, su gradoni di ottima roccia di II e al massimo passaggetti di III. Sulla sinistra si individua un pilastro sporgente. Senza raggiungerlo si obliqua per zolle e roccette in direzione di un piccolo larice, oltre il quale si gira uno spigolo e si trova una cengia che conduce nella gola del Vant del Piz. Con passaggi franosi si scende nel fondo, qualche metro più sotto si attacca presso un masso che ha fatto “da tappo”.
Tempo – 5 ore e mezza.


Discesa

Ci sleghiamo. Proseguiamo per rocce adagiate, canalini etc. fino alla grande cengia ghiaiosa sotto il cupolone terminale. Troviamo anche una lingua di neve dove riempiamo le bottiglie. Verso dx si raggiungono gli infissi della ferrata che seguita in salita porta in cima (10 minuti), verso dx al bivacco Biasin. Dal bivacco seguire i bolli rossi per il Rifugio Scarpa e poi per il sentiero del canalone. Dal rifugio, si scende per carrareccia o sentieri scorciatoia fino a Frassené. Ritornare all’auto a San Lucano, è un’altra storia…


Materiale

Ottimi i kevlar lunghi per gli spuntoni. Friend di varie misure (utilizzati, ma non necessari, dal blu piccolo al blu grande)

schizzo pdf
Per maggiori informazioni sull'avvicinamento vedi

Torre Armena, via Tissi

vai alla relazione

Lastei d'Agnèr, via dei Cacciatori

vai alla relazione

Agnèr, parete Ovest

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