Spalti di Col Becchei, via Oasi

Una parete soleggiata, di uno stupendo calcare compatto, in ambiente dolomitico dolce e maestoso… non è la Marmolada! Gli Spalti Col Becchei, insieme alla vicina parete del Taé, ospitano alcune vie “super” per qualità dell’arrampicata e collocazione ambientale. Sono frequentate prevalentemente a fine stagione, con i larici dorati e le pareti ben asciutte dalle quelle colate d’acqua che hanno modellato sorprendentemente la roccia. Ideali nelle mezze stagioni anche perché consentono di arrampicare al sole su pareti non troppo lunghe, nonostante avvicinamento e discesa non siano altrettanto semplici.
Si tratta di itinerari aperti prevalentemente negli anni ’80, quando si iniziava a parlare di vie “moderne”, magari con qualche spit, per alzare l’asticella del grado anche dove la roccia non permette l’uso delle protezioni tradizionali.
Recentemente alcune vie sono state oggetto di ri-attrezzatura, rendendole più appetibili (cosa non è accaduta ad esempio per la via “Los Angeles ’84”, che per volere degli apritori, presenta ancora gli spit piantati a mano originali).

La nostra scelta è caduta sulla via Oasi, aperta nel 1984, una linea sul lato destro degli Spalti che cerca i punti più vulnerabili della parete, mantenendo le difficoltà su gradi non estremi, snodandosi per diedri e placche di ottima roccia compatta. Recentemente è stata oggetto di richiodatura, con il posizionamento di spit alle soste e su qualche passaggio, rimanendo comunque una via dal carattere più alpinistico che moderno.

gruppo Fanesdifficoltàmax VI-sviluppo350 mquota max2.794esposizioneSud Ovesttempo5h cartografiaTabacco 03partenzatornante di Sant'Umbertodata13/10/18

Una nota sugli apritori della via che non sono poi così sconosciuti:
Leo Baumgartner, regista austriaco, negli ultimi anni si è guadagnato una discreta fama con la chiodatura di alcune bellissime falesie del calibro di Kompanj in Croazia.
Toni Ponholzer, alpinista del Tirolo, è celebre per i suoi ripetuti tentativi di ripercorrere la via di Maestri al Cerro Torre.

Il tiro chiave presenta una lama gialla che un giorno o l’altro potrebbe decidere di staccarsi (ad ogni modo sul passaggio è presente uno spit sicuro).
Il primo tiro è in comune con una via più difficile, ed è forse per questo che è presente qualche spit in più. Riguardo la logistica ci sono diverse soluzioni, si rimanda alla descrizione di avvicinamento e discesa per i dettagli.

Avvicinamento

Sì può parcheggiare al tornante di Sant’Uberto, dove parte anche la strada per Ra Stua.

Dal tornante si scende per sentiero fino alla strada asfaltata che si inoltra in val di Fanes (indicazioni). Fin qui si può arrivare anche dal centro visitatori. Ora si segue la strada poco pendente fino ad oltrepassare il Ponte Outo (informarsi, lavori in corso), dove conviene staccarsi e continuare per un sentiero più diretto e ripido sulla destra (n.10). Si riprende la strada inoltrandosi in Val di Fanes, ormai in vista della parete. Al primo ponte (fin qui 1 ora e 15 min) si passa sull’altro lato del torrente e lo si segue parallelamente per sentierino per 100-200m, quindi si scarta a dx (ometto) per bosco ripido e successivamente si asseconda la traccia che taglia a sx in piano per un buon tratto, portandosi in linea con la parete. Una traccia ripida con altro ometto guida brevemente fino alle ghiaie sotto parete ed alla base dello zoccolo costituito da cenge e risalti.

Da qui si può salire per una corda fissa e poi effettuare un largo giro per una cengia a sx. Oppure, tralasciare la corda e traversare ancora a dx fino al punto più alto delle ghiaie e continuare per rocce e terreno ripido fino alla cengia da dove attaccano le vie. L’attacco è posto in cima ad un costone erboso, con doppia possibilità di attaccare per degli spit a sx o per dei chiodi a dx (cordino visibile).

Alcune guide riportano la possibilità di usufruire di un servizio taxi-jeep per il tratto di strada.
Un’altra possibilità è salire in mountain-bike ma di fatto è consigliabile solo a chi è ben allenato.

Tempo – 2 ore

Descrizione dei tiri

L1 – Superare uno strapiombetto ed uscire in placca (A0 o VII, 2ch) obliquando a sinistra fino ad un vago diedro (spit, fine variante). Salire per il diedro (ch, poi spit) e raggiungere una prima sosta scomoda (spit+cless+ch). Conviene proseguire per un canale aperto e più facile, fino ad una buona cengia. Si sosta sopra ad un mugo sulla dx, su 1spit con cordone. 55m, VII, V e IV

L2 – Traversare a dx per cengia 10m fino ad mugo (cordino). Salire sopra al mugo (spit) e girare uno spigolo. Continuare in placca (ch) Raggiungendo una cengia con nicchia (ch). Proseguire per diedro, da cui si esce a dx alla sosta su 2 spit. 30m, V

L3 – Sì prosegue in diedro, superando inizialmente uno strapiombo. Sosta un po scomoda sotto la parte finale gialla del diedro, su spit+2ch. 25m, V+ e V

L4 – Continuare 5m nel diedro giallo e poco prima di un all’albero secco, ben sotto all’albero dei tetti gialli, si traversa a dx a girare uno spigolo (friend incastrato). Continuare per una lista orizzontale, oltrepassando un altro spigolo. Percorrere quindi una cengia più comoda, oltre 2ch, sostando su 2 spit. 30m, V 

L5 – Seguire un bel diedro fessura e spostarsi leggermente a dx (spit). Raggiunto uno spuntone fratturato, riportarsi a sx per cornice e montare sulla placca sovrastante nel punto più accessibile (clessidra con cordino). Obliquare a dx agevolmente, superare poi un breve diedro (spit) ed un ultimo passaggio per raggiungere la sosta, scomoda e appesi su spit+2ch, posta sotto un tetto. 30m, V e V+

L6 – Si prosegue a sx del tetto per un diedro fessurato, che termina con una lama gialla staccata. Traversare a sx (spit, ch sporgente, ch nascosto) e sostare su comoda cengia, su spit+2ch. 30m, V+ e VI-

L7 – Obliquare a dx sopra la sosta montando su una cengia (non si prosegue dritti per un diedro con lame). Proseguire per paretina con scaglie e poi per diedrino compatto (alberello), entrando in un nuovo diedro che era nascosto. Al termine si traversa facilmente a dx ad un albero secco. Sosta su 2 spit. 45m, V e V+

L8 – Superare uno strapiombetto, poi facilmente sotto una placca. Obliquare a sx e poi dritti qualche metro. Una rampa a sx porta ad un grande albero con cordone. 20m, IV+

L9 – A pochi metri dall’albero si vede una fessura decisamente obliqua a sx, che termina con due alberelli. La si percorre , quindi ci si innalza fino a delle nicchie gialle con grossa clessidra. Si esce a sx per poi tornare a dx con passo in discesa. Sosta su 2 spit. 40m, V e V+

L10 – Traversare a dx e poi in obliquo e dritti per bella roccia. Per una fessura orizzontale ci si riporta verso sx e poi dritti a piacere per degli strapiombetti. Usciti su prati ripidi, si può sostare su albero o proseguire ancora per buon tratto in un canale erboso, dove però bisogna attrezzare una sosta. 60m, V

Tempo – 5 ore

schizzo Pdf alta qualità

Discesa

Esistono (almeno) 3 possibilità diverse di discesa:

1A Doppie – Dai prati sommitali, da dove si vede la cresta tra Col Becchei e Taè, si traversa in discesa verso sx (ovest), poi per ghiaia si raggiunge un boschetto di pochi larici non lontano dal bordo della parete. Qui, da un albero vicino al bordo , è possibile effettuare 4-5 calate sui 30m che  depositano al livello della cengia di attacco. 1h. Si può ripassare per l’attacco e scendere per il sentiero dell’andata. 2h 15 totali – Soluzione non verificata

2Roccette – Come per il precedente si arriva al boschetto. Traversare ancora a dx e portarsi ad una trentina di metri da un profondo canale. Si scende ora per cenge e canalini, con vari andirivieni per labili tracce (no ometti) per un totale di 100 m di I e II grado a volte esposto. Al termine, si raggiungono i mughi basali. Traversando a sx per buona traccia ci si trova quasi all’altezza della cengia di attacco. Seguendo una traccia più bassa ci si collega poi al sentierino sotto le pareti. 1 ora  – Soluzione scelta

3Sentiero – Dai prati sommitali si continua a salire in direzione della cresta erbosa che collega Col Becchei e Taé. Dopo 5 minuti di salita si può tornare a scendere sfruttando la via normale di salita al Taè. Più in basso si rinviene il sentiero CAI che porta direttamente a Sant’Uberto. 40 minuti -Non si ripassa per l’attacco della via, ma si risparmia circa mezz’ora – Soluzione non verificata ma seguita da un’altra cordata lo stesso giorno della nostra salita


Materiale

Una scelta di friends dal blu piccolo al blu grande. Eventualmente raddoppiare il giallo. Chiodi non usati.

Il giorno della paura

di Saverio D'Eredità

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