Becco d’Aquila, spigolo nord-est

Via bella, ma non entusiasmante, nell’ambiente di prati ed arditi pinnacoli dei satelliti ad est dell’Agner. La cima del Becco d’Aquila è l’ultima della cresta est dell’Agner ed è caratterizzata, oltre che da una cima e “becco d’aquila”, anche da una parete est molto verticale e compatta.

La via dovrebbe seguire pressapoco lo spigolo, e così abbiamo fatto anche noi, però non tornano le difficoltà incontrate e la sommaria descrizione contenuta nella guida di Paolo Mosca: pazienza, alla fine siamo riusciti comunque a guadagnare la cima! La roccia è spesso molto solida e compatta, a volte anche troppo compatta così che non si riesce sempre a proteggersi facilmente. Per questo motivo è bene seguire le fessure che permettono di incastrare qualcosa, altre volte però i chiodi saranno indispensabili.
Primi salitori: Carlo Della Lucia, Angelo Magro e Luca Puaro, il 19 agosto 1987

gruppo AgnerdifficoltàVIsviluppo480 mt c.a. quota max2.528tempo5h e 45'appoggiorif. Scarpa-GurekiancartografiaTabacco 022data22/08/11

Descrizione dei tiri

Nella parte alta della via abbiamo trovato qualche chiodo, anche di sosta, a dimostrazione che probabilmente lì non siamo stati i primi a passare. All’inizio invece la via originale sale più a sx per gradoni, quindi di fatto abbiamo salito una variante più diretta. NB consultate gli orari della seggiovia, è bene partire presto se volete evitare di tornare a Frassené a piedi

L1 – Si supera il camino con clessidra (3m, p.IV). Obliquiamo a dx aggirando uno spigolo con loppe d’erba, risaliamo un canalino che porta ad un terrazzo comodo, con grosso spuntone. Sosta su spuntone + 1ch (tolto). 35m, III, 1pIV

L2 – Siamo tra un diedro nero a sx ed un camino intravedibile a dx. Risaliamo dritti per una fessura verticale con sassi incastrati, l’ultimo tratto lo evitiamo obliquando a dx per vaga rampa compatta entrando in un camino più facile. Lo risaliamo per un tratto. Sosta su sasso incastrato + 1cless. 45m, V e III

L3 – Seguiamo il camino, stando prima a dx e poi nel ramo di sx. Superata uno strapiombetto nel camino arriviamo alla base di un giallo torrione. Sosta su clessidra. 52m, III, III+ Forse qui era conveniente almeno vedere le fessure di sx

L4 – Seguiamo ancora il camino che aggira a dx il torrione. Superato un sasso appoggiato sullo spigolo sostiamo per evitare attriti. 25m, III, 1pIV

L5 – Superiamo un breve tratto di camino a dx dello spigolo, quindi a dx ci portiamo ad uno spuntone con fettuccia. 15m, IV

L6 – Saliamo a sx in aperta parete a dx del camino (1ch, tolto), raggiungiamo una placchetta compatta che ci impedisce di montare fuori dalle difficoltà. La vinciamo con un po’di brivido (1ch a lama corto in fessurina, tolto) anche perché in uscita è ancora liscia. Un ultimo passaggio ci fa respirare. Traversiamo a dx verso un rigonfiamento di nuovo compatto. Traversiamo quasi in orizzontale su buone prese, fino ad una “rigola” nera dove si riesce a salire ad una nicchia. Seguendo una rampa con lame ed erba a sx guadagnamo un foro nella parete, formato dal pilastro. Sosta su clessidra sopra all’arco. 40m, IV+, 1pVI, IV+ e II

L7 – Dall’altra parte del foro saliamo per una bella fessura grigia che ci porta leggermente verso dx. Sostiamo sullo spigolo presso uno spuntone + 1ch. 40m, IV e IV+

L8 – Provo per la placca sullo spigolo: non passo. Troviamo un’alternativa. Dalla sosta scendiamo a dx 1m portandoci sul versante nord della montagna. Obliquiamo a dx per portarci sotto ad un diedro verticale. Sosta su sasso incastrato dopo circa 2m dall’inizio del diedro. 25m, III

L9 – Vinciamo il diedro, a tratti umido ma con roccia solida e proteggibile. Dopo lo strapiombetto finale andiamo dritti per un’atletica lama strapiombante obliqua a dx. Sopra questa ci portiamo 1m a sx ed in una fessura troviamo 1ch. Ancora su (poco) finché le corde non fanno troppo attrito. Sosta scomoda e possibilmente evitabile, su 2ch (1 lasciato) + friend. 40m, V e V+

L10 – Tiro breve per comodità. Traversiamo a sx 2-3m su roccia discreta, poi dritti e troviamo subito una comoda sosta con 2ch. 15m, III

L11 – Seguiamo brevemente lo spigolo, poi deviamo sotto una grande concavità scura della parete, verso dx. Dopo una logica rampa troviamo 1cless+1ch dove sostare. 35m, III, III+

L12 – Superiamo una placca solida sopra la sosta, raggiungiamo un bel diedro obliquo che ci porta verso dx. Dopo uno strapiombetto (1ch sopra) deviamo a sx e poi di nuovo a dx sullo spigolo. Sosta da attrezzare. 55m, IV e IV+

L13 – Da qui si può mirare direttamente alla vetta, ma noi siamo in ritardo. Obliquiamo per facili cenge con detrito a dx, fino a portarci in vista del Forcellino del Becco. 55m, III, II, I

Per arrivare sull’esile cima si può fare un altro tiretto, III grado

Tempo – 5 ore e 45′

Avvicinamento

Da Frassené saliamo in seggiovia fino a Malga Losch (15′). Seguendo il sentiero “basso” per le malghe Agner si arriva con irrisori saliscendi al Col Colander, dove si stacca la traccia per la “normale” all’Agner e quindi anche per il Bivacco Biasin. La si segue con pendenza elevata, portandosi fin sul costolone erboso dove il sentiero gira a sx dietro al Becco d’Aquila. Quindi per prati ripidi si raggiunge la base della parete. Noi attacchiamo più a dx dei gradoni in centro parete, presso un brevissimo camino con grossa clessidra che inizia sopra una lastronata. Tempo – 1h30′ dall’arrivo della seggiovia (o dal Rifugio Scarpa)


Discesa

Se avete raggiunto la vetta dovrete scendere fino alle ghiaie in versante nord. Alcuni ometti invitano a portarsi sul bordo nord-ovest della montagna, per circa 20m di II grado da fare con attenzione (sassi mobili). Rivolta al Forcellino del Becco c’è una prima calata (2ch con cordino vecchio) che porta all’intaglio: qui non fermarsi ma continuare a scendere in doppia in versante sud (verso le lastronate della “normale” all’Agner, visibili dalla forcella). Recuperate le corde dopo 50m si scende per altri 10m arrampicando per un canalino (II) fino ad un nuovo ancoraggio da 2ch con cordini e moschettone. Si scende per 50m tenendosi verso dx faccia a valle (ometto su un cocuzzolo). Da qui si prosegue arrampicando in discesa, stando all’inizio a dx e poi abbassandosi a sx fino ad entrare in un canale (in alto vediamo passare chi torna dall’Agner). Per le successive lastronate sempre più invase dall’erba ci ricongiungiamo verso dx alla più volte citate “normale” dell’Agner, segnalata con bolli gialli (fin qui I e passaggini di II grado). Seguendola ancora per lastronate e poi tra i prati ritorniamo al punto dove l’avevamo lasciata all’andata, prima di risalire i prati. Fin qui circa 1h dalla cima. Per lo stesso sentiero dell’andata fino al Rifugio Scarpa e alla funivia. Tempo – 2h circa dalla cima

Dal rifugio Scarpa si può tornare a Frassené per un sentiero, all’inizio ripido e poi con tornanti nel bosco, in 40 minuti circa per 700m di dislivello. Parte dalla stazione della seggiovia (versante del rifugio).


Materiale

Dadi e friend di varie misure, chiodi e martello

schizzo pdf