Mulàz, Pilastro Grigio

Arrampicata classica molto bella, fra le più frequentate dell’intero versante nord delle Pale di San Martino, aperta da Mathias Mayr e Martl Koch, il 5 agosto 1956.
Ripresa in anni relativamente recenti in alcune pubblicazioni, è divenuta sempre più celebre ed ambita e costituisce un’ottima scelta qualora si volesse “visitare” arrampicando questo bellissimo angolo di Dolomiti, un giardino di pascoli verdi e di imponenti cime che svettano a più di 3000m. Non a caso la Val Venegia, punto di partenza di questa ascensione, è meta frequentatissima da famiglie, luogo bellissimo ed anche facilmente raggiungibile.
La vetta del Mulàz, conosciuta dagli escursionisti nonché dagli sci-alpinisti, offre un panorama remunerativo e particolarmente interessante sulle vicine cime del Focobon, Lagorai e sulle Dolomiti Ovest. 
L’arrampicata si svolge su roccia superlativa, su difficoltà quasi sempre medie, ad eccezione del tratto chiave. A volte capita che le vie presentino una lunghezza di corda che nulla ha a che vedere con il resto della salita, ed è secondo me per questo motivo che il popolo arrampicante potrebbe storcere il naso: i più forti non si muoveranno per un solo tiro oltre il V grado, mentre i “quartogradisti” saranno di certo intimoriti da “un asticella più alta” rispetto al classico “VI”. Va detto che questo tratto chiave, in fessura-diedro, è facilmente proteggibile quanto facilmente “azzerabile” avendo a disposizione una buona serie di friend e dadi, tanto la fessura è regolare. Salita da non perdere, divertente, completa, solida e sicura.

gruppo Pale di San Martinodifficoltàmax VII- (o VI e A0)dislivello400mquota max2.906esposizioneNordtempo5 orecartografiaTabacco 022data08/08/17

Bibliografia
Abbiamo utilizzato lo schizzo di Francesco Piardi, recuperato in rete, che è risultato buono. Sufficiente anche lo schizzo tratto dal Kohler-Memmel (“Dolomiti – Arrampicate classiche III-VI”, Ed. Rother, 1994). La relazione della classica guida CAI-TCI non facilmente interpretabile. Lo schizzo di Claudio Cima (“Pale di San Martino”, Ed. Mediterranee, 1999) riporta un itinerario completamente diverso da quello qui descritto. Itinerario presente anche sulla recente guida “Passione verticale”, di Pierangelo Verri, Liana Chiodero, Lucio Faccin e Aldo De Zordi, Ed. DBS, 2013.

Avvicinamento

Punto di partenza è il parcheggio in Val Venegia, raggiungibile per ottima sterrata dal Pian dei Casoni, prossimo al Passo Valles. Il parcheggio è a pagamento ed il ticket va ritirato all’inizio della sterrata presso le macchinette automatiche (ultimo parcheggio = “Rifugio Mulaz”, 6 euro).
Si segue la sterrata in piano, oltrepassando la Malga Venegia e raggiungendo la Malga Venegiota (1824m) in circa 20 minuti. Si prosegue per la sterrata, passando oltre un’altra costruzione in legno, dopo la quale si trova una palina con indicazioni. Seguire a sx per il Passo Valles e continuare per il 759 (ignorare il 710 con cui si scenderà successivamente). Sempre con limitata pendenza si esce dal bosco in vista della parete. Continuare ancora verso il Passo Valles a sx, quindi abbandonare il sentiero risalendo per prati. Davanti alla parete si intuisce uno sperone di roccia scura ed erba: va risalito il canale che vi passa sotto e che sale verso dx. Dopo un buon tratto di prati ripidi, canale e roccette ci si trova su di un pendio detritico. Si prosegue a sx per cengetta (ometti), quindi per 2 canalini (II). Ancora a sx per roccette (II, ometti), quindi si entra a sx nel canale e si prosegue per bella cengetta sospesa sotto una parete gialla. Si risale per rocce (II) fino ad una grande nicchia. L’attacco è più a sx della nicchia, su di un gradino sotto una fessura (cordino in clessidra).

Tempo – 2h dal parcheggio.

N.B. nella guida CAI-TCI viene riportato un avvicinamento alternativo. Usciti dal bosco si aggira a sx l’avancorpo di roccia ed erba e si segue una rampa che a volte è erbosa ed a volte canale. Con questa ci si ricongiunge alla precedente soluzione presso la cengetta sospesa.

Descrizione dei tiri

L1 – Superare la fessura verticale e piegare a dx per un breve svaso. Per la placca di sx si raggiunge un canale e si va a sostare poco più sopra un po’spostati a dx, su 1ch+1cless. 30m, V

L2 – Seguire delle fessure a sx (ch), che poi divengono verticali. Si traversa sfruttando buchi di erosione ad una fessura più a dx (ch con cordino), quindi verticali per una strozzatura (ch). Sosta poco più sopra e a sx, comoda presso un gradino, su 1ch+1cless. 45m, VI-

L3 – Continuare per un diedro-fessura liscio per 5-10m, quindi traversare a sx abbassandosi leggermente (2m, 1ch con cordino sul passo) per raggiungere una comoda cengetta che porta alla sosta su 3ch, alla base del diedro chiave. 20m, V

L4 – Salire un camino agevole (2ch vicini), quindi passare all’aggettante fessura-diedro a dx (fettuccia prob.su cuneo). La scalata si fa esigente, ma è possibile posizionare molti friend e dadi. Presso un tratto verticale liscio, è possibile raggiungere una nicchietta con chiodo 1m fuori a dx, dalla quale si rientra subito sopra. Finita la fessura liscia si prosegue ancora per diedrini di roccia più articolata, andando a sostare in cima al “pilastro grigio”, su sasso incastrato. 40m, V, VII- (oppure VI e A0), VI

L5 – Salire pochi metri (cless) e raggiungere a dx una fessura alla cui base c’è un pilastrino. Salire tutta la fessura, con alcune strozzature. Quindi per rampa più semplice ci si porta obliqui a sx verso la base di un pilastro giallo bitorzoluto. 2ch di sosta. 40m, V

L6 – Traversare orizzontalmente a dx per placca (1ch basso, poi 1ch alto). Non andare oltre uno spigoletto, ma salire dritti in placca scura (cless con cordino). Da una nicchia/cengia, scegliamo di passare per la parete al margine dx (clessidre), tornando poi in obliquo a sx. Da un altra cengia stiamo sulla sx (ch in partenza), sfruttando una fessurina si esce su terreno agevole. Verso sx ad una zona comoda dove si attrezza una sosta su fessurine e clessidre. 45m, V

L7 – Dritti fin sotto un primo tettino (tante cless), aggirarlo a dx ed andare sotto un nuovo tettino (2ch per sosta, fin qui 10-15m). Aggirare a sx un grosso tetto giallo nero e proseguire per bella roccia molto articolata andando a sostare su clessidre con cordoni alla base di un muro verticale. 40m, III+ e IV

L8 – Traversare in placca a sx per 5m ad uno spuntone. Salire verticalmente per placca nera manigliata ed uscire dal salto verticale. Ora si prosegue per facile canalino e gradoni, fin sotto un nuovo salto. Sosta su 2cless con cordoni. 45m, IV+ e III

L9 – Vincere il breve salto su colatoio nero (5-10m), proseguendo poi lungamente su terreno in gran parte facile. Sosta su crestina alla base di uno spigolo. 45m, IV, I-II

L10 – Dritti seguendo lo spigoletto (20m). Sostare a piacimento. Noi raggiungiamo la cresta sulla sx, ma ci si può fermare prima. 40m, IV e II

Per la cima – seguire la cresta verso dx (sud) per 5-10 minuti, raggiungendo la campana posta in vetta. Vi sono minimi sali-scendi e passaggini (I).

schizzo Pdf alta qualità

Discesa

Dalla vetta si scende per la frequentata via normale, segnalata con bolli rossi. Questa porta sul versante sud del monte, quindi scende al sottostante Passo del Mulàz (2619m) non lontano dal Rifugio omonimo. Scollinare a dx il passo (sent.710 “Quinto Scalet”) e scendere per l’affascinante valle racchiusa dalle cime delle Ziroccole e dei Bureloni. Senza possibilità di errore si scende con numerose svolte tra i prati, quindi si seguono le indicazioni a dx per il Valga Venegiota, raccordandosi al sentiero seguito all’andata.

Tempo – circa 2h 30′ dalla cima al parcheggio


Materiale

Utilissima una serie di friend dal grigio piccolo al blu grande (n.3 camalot). Utile, ma non indispensabile, anche il friend n.4, specie se si pensa di salire in A0 il tratto chiave. Dadi medi.
Chiodi e martello solo per emergenze. Uno e due kevlar aperti per clessidre strette.