Era l'estate del 2012 quando per la prima volta incontrai le Dolomiti di Brenta. Le attraversammo tutte, partendo dal Passo del Grostè, per percorrere le famigerate Bocchette, quella geniale opera tanto cara a Bruno Detassis che permette di raggiungere il cuore del gruppo, porta aperta verso l'alpinismo. Poi salimmo la classica via Migotti alla Cima Tosa e raggiungemmo infine il rifugio Agostini e la Val d'Ambiez. Avevo da poco concluso il corso roccia, non conoscevo quasi per nulla la storia alpinistica di queste montagne ma me ne innamorai, percorrendo i sentieri, osservando le conformazioni complesse di questo luogo, fatto di innumerevoli quinte rocciose, guglie, forcelle ed imponenti pareti.Appena scesi a Madonna di Campiglio acquistai la classica guida di Buscaini e Castiglioni, pensando che prima o poi sarei tornata ad arrampicare qui. E così è stato, più volte nel corso degli anni abbiamo voluto tornare, per sentire tra le mani la storia di queste rocce ed emozionarci sulle sue cime, aspettando il cielo azzurro scoprirsi dalle nuvole.

Per questo piccolo viaggio decidiamo di salire in Alta Val d'Ambiez, defilata rispetto alle valli del massiccio centrale, che si estende da Nord a Sud per circa 12 km, da San Lorenzo in Banale sino alla Busa di Prato, ove sorge il rifugio Agostini. Per accedere alle pareti che la caratterizzano si deve percorrere tutta la valle partendo dal piccolo borgo di San Lorenzo, da cui un servizio Jeep prenotabile consente un accesso decisamente più immediato.Il rifugio Agostini fa da capo all'alta valle e rappresenta uno dei punti d'appoggio fondamentali per la traversata del gruppo e per le scalate sulle pareti circostanti, prima fra tutte la Cima d'Ambiez, che con la sua superba parete Est, caratterizzata da un calcare grigio-nero di eccezionale qualità, fa da protagonista al circo dell'omonima vederetta.

Una parete, tante storie: Cima d'Ambiez

La nebbia oggi lascia appena intravedere la lunga cengia sotto la parete che percorriamo interamente, soffermandoci alla base delle vie centrali e più impegnative, completamente bagnate dalle intense piogge della sera precedente.
Era l'agosto del 1939 quando Marino Stenico e Pino Fox sbucavano sulle rocce terminali della Cima d'Ambiez, dalla loro ardita ed elegante linea di salita, all'estrema sinistra di questa immensa parete. 
Pare quasi facile oggi scalare il VI grado del primo tiro, appoggiando delicatamente la punta delle nostre scarpette di ultima generazione sui piccoli appoggi neri, sicuri di raggiungere una sosta oggi ottimamente attrezzata, scalando via leggeri, senza pensieri su un itinerario che conta più di ottant'anni e che avrà senza dubbio creato non pochi crucci a coloro che per primi vi si sono cimentati.
Oggi questa via rappresenta la più classica e ripetuta della valle e per noi un'arrampicata elegante, sostenuta quanto basta per passare una giornata di sicuro divertimento, anche quando la fitta nebbia grigia ci lascia appena intravedere l'appiglio successivo.

Ma la storia di questa parete è assai lunga, ed ha visto nel corso degli anni le mani di numerosi alpinisti di rilievo, come i tedeschi Gaskell, Holzmann e Kaufmann che nel 1880 raggiungono per primi la cima per il versante Ovest. Oggi le vie Normali più frequentate sono quella per la solare cresta Sud, bella ed articolata, utilizzata anche come discesa dalle vie più impegnative della parete Est e la via Migotti, Purtscheller, Reichl, Schulz, aperta nel 1886 e che sale la cresta Nord. Due itinerari questi ultimi rivalutati e recentemente riattrezzati poiché inseriti nell'Alta via delle Normali, un percorso misto di arrampicata e trekking che collega fra loro dieci cime delle Dolomiti di Brenta.Dagli anni '30 e '40 del Novecento inizia ad esserci un crescente interesse per i versanti meno accessibili, con l'apertura di itinerari più impegnativi come la già citata Fox-Stenico ma anche la via Stenico-Girardi (1941), linea che per prima affronta al centro la parete Est e che risolve successivamente i repulsivi strapiombi centrali con due ardite traversate. L'estate del 1955 vede invece la prima salita del vistoso diedro che incide al centro della parete, ad opera di due cordate illustri: la lombarda Oggioni-Aiazzi e la trentina Aste-Miorandi. Proprio in virtù di questa competizione sfociata in collaborazione gli apritori chiameranno questa linea via della Concordia, "per ricordare il nostro incontro e l'amicizia nata", ascensione di gran classe, fra le più apprezzate, per logica ed estetica.Gli anni sessanta aprono ad un'altra serie di ascensioni di alto livello che puntano ai settori più repulsivi della parete facendo largo uso di mezzi artificiali. L'esempio più noto è la via degli strapiombi, aperta dai fortissimi Hasse-Steinkötter-Barbier, nel 1966 e che supera con difficile arrampicata le aggettanti fasce rocciose a sinistra dei grandi tetti.Sarà la via Vienna, nel 1973, salita dagli austriaci Kosa, Pfeffer e Straub a riscoprire la stagione dell'arrampicata libera, con la creazione di un itinerario che sale lungo splendide ed esposte placche, in parete aperta, a sinistra della via Aste-Salice (1952).

Marino Stenico negli anni '40

foto armandoaste.it

Aste, Miorandi, Aiazzi, Oggioni in Val d'Ambiez, dopo l'apertura della "via della Concordia" nel 1955

foto armandoaste.it

Claudio Barbier davanti al Campanil Basso di Brenta nel 1966

foto claudiobarbier.be

Ma sono ancora innumerevoli le ascensioni, testimoni di quanto questa parete abbia raccontato a coloro che per primi ne hanno affrontato la verticalità e di quanto abbia ancora da raccontare a chi oggi si accinge a ripeterne gli itinerari. La scoperta di nuove linee si intensifica nel settore centrale della parete Est nel corso degli anni '80, con l'apertura di alcuni itinerari che raggiungono difficoltà di VII+ in libera, ed A4 in artificiale. Sono anni di svolta, in cui all'alpinismo si affianca il free climbing, con reciproci influssi e nuove tendenze. Non dimentichiamo che sono proprio di questi anni le note vie Attraverso il pesce, Moderne Zeiten, nonché i numerosi exploit del Mago, Manolo, giusto per citare alcuni esempi. Nel 1982 viene aperta la via della Soddisfazione, un capolavoro di eccezionale eleganza. Concepita dagli apritori, Bosetti, Orlandi, Rigotti e Salvaterra con l'idea di una salita a goccia, conta 400 metri di continuità sul V, VI grado, salendo a sinistra della via Stenico-Girardi. Oggi questo itinerario è diventato fra i più ripetuti della parete.Non si fanno attendere ascensioni più impegnative, di cui l'esempio più eclatante è Perlage, via che affronta direttamente l'enorme tetto a circa 50 metri dalla cengia di attacco, aperta nel 1987 ancora da Elio Orlandi e Livio Rigotti insieme a Floriano Floriani. Una salita caratterizzata da arrampicata mista ed un tetto di 12 metri con difficoltà fino all'A4.

Sulle bellissime placche della "via della Soddisfazione"

Elio Orlandi in apertura sul lungo tetto della "via Perlage" nel 1987

foto "Dolomiti di Brenta vol.1 Val d'Ambiez"

Gli stessi Floriani, Orlandi ,Rigotti portano a termine nello stesso anno anche Linea Nera, altro itinerario di gran classe, molto simile alla via della Soddisfazione e che sale alla sua sinistra con difficoltà di poco superiori.I decenni successivi vedranno una cospicua comparsa di vie, firmate spesso da Elio Orlandi, profondo conoscitore della Valle ed instancabile esploratore, "stegato", come egli stesso afferma "dalle assolute verticalità delle pareti della Val d'Ambiez".Aperta lungo il settore di roccia gialla della parete Est è la via Positive Vibrazioni che Orlandi apre in solitaria nell'inverno del 1989. Del 1991 è invece Sogno Libero, realizzata assieme a Bruno Bossetti, che supera direttamente il caratteristico tetto con un unico passo di A0 e difficoltà in libera fino al VII grado. Tra le innumerevoli realizzazioni di Orlandi e compagni sono poi da ricordare: la via Goduria (con Livio Rigotti, VII-), Senso di Vuoto (con Fabio Giacomelli nel 2006, VII+ e A2), In punta di piedi (da solo nel 2008, VIII e A2)  e Sul filo della Fantasia (con Fabio Giacomelli, VIII e A3), quest'ultima fra le più difficili e spettacolari linee aperte su questa parete.

Fabio Giacomelli sulla via "Sul filo della fantasia"

foto "Dolomiti di Brenta vol.1 Val d'Ambiez"

Foto storica all'uscita del tetto orizzontale della via "In punta di piedi"

foto "Dolomiti di Brenta vol.1 Val d'Ambiez"

Un calcare diverso: la Cima di Pratofiorito

Questa mattina ha un sapore diverso, il cielo e terso, l'aria è limpida e la cima dà bella mostra di sé dalla terrazza del rifugio. Non perdiamo tempo, alle otto siamo già in cammino verso la parete. Il mio sguardo corre un poco ovunque, prima sul sentiero che sale da rifugio cacciatore, in ricerca di quei due giovani che con noi il giorno precedente avrebbero voluto salire questa via, poi al cielo, oggi senza nemmeno una nuvola che possa darmi una scusa per ripensarci. Poco più di mezz'ora dopo ci troviamo alla base della facile rampa erbosa che Luca attacca con un'invidiabile sicurezza. La roccia calda e la splendida luce mattutina mi danno la giusta carica, così cerco di arrampicare al meglio, nonostante il disagio che provo nel toccare questo calcare, così diverso dalla dolomia della Cima d'Ambiez. La delicata rampa di IV+ mi da appena il tempo di abituarmici, ed in breve ci troviamo sotto il grande strapiombo che difende l'accesso al gran diedro, superato da Armando Aste e Fausto Susatti "con un ardito traverso a sinistra". Quante volte ho sentito simili commenti, quante volte un traverso ha risolto un problema alpinistico? Luca scompare appena sopra la placca ma lo sento, mi dice "non preoccuparti, è chiodato". Così sento che la corda tra le mani mi scorre via veloce ed inizio a credere davvero di potermi divertire oggi, anche su una via superba come questa.Perchè quando si mettono le mani su itinerari aperti da nomi illustri come Armando Aste e Fausto Susatti, è automatico il salto nel tempo, un tempo in cui scalare aveva il sapore di una vera avventura, un tempo che ogni ripetitore vorrebbe rivivere sì, ma con il giusto distacco ed un certo spirito ludico.

Questa via per Armando Aste ha rappresentato il suo "primo problema risolto", come egli stesso scriverà:Nella Guida del Castiglioni avevo letto: "La superba parete della Cima Sud, invece, ancora inaccessa, costituisce senz'altro il più importante ed arduo problema alpinistico che ancora rimane insoluto in Val d'Ambiez".Fausto ed io partimmo per questa nuova meta, anche con un suggerimento dell'amico Gino Pisoni. Vista dalla Forcolota di Noghera, la meravigliosa lavagna di calcare norico, si presenta frontalmente e ti incatena lo sguardo.In due giorni di arrampicata magnifica, realizzammo la nostra prima creazione alpinistica di rilievo. Ricordo il cespo di stelle alpine in una nicchietta in parete e il primo bivacco sotto le stelle del cielo, (alla "bella stella") come fiori astrali, contornati da una pallida e sfumata corolla.Giungemmo in vetta in una festa di luce, col cuore gonfio di gioia e ci abbracciammo senza dire parole inutili. Nell'immaginario, con gli occhi della mente vedo ancora quel piccolo cespo di stelle vellutate.Quell'opera ha rappresentato il mio primo amore per quanto concerne le vie nuove che, grazie a Dio, in seguito, mi sarebbe stato concesso di realizzare. Per ulteriori approfondimenti sull'alpinista Armando Aste potete consultare il suo sito personale: armandoaste.ite l'interessante articolo di Alessandro Gogna: Armando Aste cercatore d'infinito

Aste e Susatti insieme a Collini, il gestore del rifugio Agostini, dopo l'apertura della via 

foto armandoaste.it

Fausto Susatti

foto armandoaste.it

Armando Aste in arrampicata

foto armandoaste.it

Note sulle altre vie della Cima di Pratofiorito

Non sono molte le vie aperte sulla parete Sud Est della Cima di Pratofiorito dopo la celeberrima Aste-Susatti datata 1953.Tra quelle più note vale la pena di ricordare la via Joshua, salita dal fortissimo Giuliano Stenghel insieme a Mariano Rizzi e Marco Cavalieri nel 1993, con difficoltà continue di VI+ e A3 ed alcune tra le più impegnative realizzazioni di Elio Orlandi, a riconferma del suo forte legame con questa valle che come egli stesso scrive "l'ha spinto alla conoscenza degli angoli più nascosti e meno frequentati e conseguentemente sempre alla ricerca del nuovo e dell'ignoto anche su diverse pareti con struttura e morfologia di rocce distinte".Nel 2000 Orlandi apre in solitaria due itinerari che hanno rappresentato i sui "sogni realizzati": Spirito libero e Viaggio nel vuoto, due vie gemelle che hanno in comune i primi sei tiri e che si snodano lungo i punti di maggior resistenza della parete Est, a destra del diedro Aste, con difficoltà continue tra il VI e il VIII+ e tratti in A3. Altro itinerario da citare, aperto nel 1985 dalla cordata Orlandi-Salvaterra è la via dell'Aurora, che risolve "con splendida dirittura l'arrotondato pilastro Sud-Est della cima", superando un tratto strapiombante con difficoltà di A2.

Relazioni delle vie che abbiamo percorso in Val d'Ambiez

Cima d’Ambiez, via della Soddisfazione

Via stupenda, che sale, con difficoltà sostenute nella zona di massimo sviluppo dell'imponente parete di Cima d'Ambiez, concepita dagli apritori…

Cima di Pratofiorito, via Aste-Susatti

"Della lunga bastionata di pareti che fiancheggia verso occidente la val d'Ambiez, quella della Cima di Pratofiorito è la più notevole e vistosa.…

Cima d’Ambiez, via Fox-Stenico

Bella linea, la più classica e ripetuta della parete, nonché la più corta, in quanto sale all'estrema sinistra della stessa, ove è più convessa,…

Cima d’Ambiez, via Vienna

Bella e classicissima via alla famosa Cima d'Ambiez. L'arrampicata è totalmente esterna, per placche e fessure superficiali di ottima roccia molto…

per approfondimenti ed info più specifiche sulla Val d'Ambiez e le Dolomiti di Brenta potete consultare le guide G. Buscaini, E. Castiglioni, Dolomiti di Brenta - Guida dei Monti d'Italia, ed. Club Alpino Italiano, 1977 F. Cappellari, E. Orlandi, Dolomiti di Brenta, vol.1 - Val d'Ambiez, ed. Ideamontagna, 2013 F. Nicolini, Le perle del Brenta - Le più belle vie classiche e moderne nelle Dolomiti di Brenta, ed. Alpine Studio, 2015

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